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Storia del Palio

 

LIXARO

Ed il suo Palio
 
I suoi colori, la sua gente
Tra storia e tradizione
 
Nell’anno Domini   1002

 
Si narra che in territorio del Zocco
allora sotto la giurisdizione
dell’Antica Pieve e Curtis di Lixaro
i Padovani e i Vicentini erano soliti a ridursi nel carnevale
 in grosse compagnie ai loro confini, e quivi o mascherati,
 o vestiti con vaghe finzioni  e invenzioni, divertirsi,
 giocare fra loro a correre, a saltare, a lottare,
ed a far simili altre cose da scherzo,
ed anco portare seco ridicolose insegne,
 combattendo tra di loro amichevolmente.
 
Avvenne questa volta che i Vicentini sotto l’insegna di un Asino
ed i Padovani sotto quella di un Dragone
dopo una lunga e ridicolosa battaglia
si fece sul serio con ispargimento di sangue
avendo i Padovani rapito il vessillo vicentino
portato in Padova e piccato in Piazza un Asino vivo.
Dopo diversi trattati ne segui la pace
 e siccome il principio di questa guerra
 era stato suscitato da causa futile
Si concluse con un banchetto a base di “ Lucanicis”
offerto dai Vicentini che mandarono in Padova la cavalleria
vedendosi così i Vicentini restituita l’insegna dell’asinel dipinto

 
Da qui l’antico proverbio
 
“Padovan picca L’asino e disimpicca
 per un pezzo di salsiccia”

 
Fu così che nell’anno 1998
A ricordo del fatto
nasce l’idea di rievocare l’antica vicenda
All’interno della Sagra Paesana
quale momento di allegria e festa
e perché no!! con un piatto di salsicce
“Le LUCANICIS”


In quel tempo, il “SIGNUM”, (Vessillo)
di PADOVA era un DRAGO a due teste
quello di VICENZA  un ASINO



                        


Il PALIO DELL’ASINO
 
Si disputa annualmente tra le otto contrade di LIXARO
Ed i paesi del Padovano invitati
L’ultima domenica di agosto o la prima di settembre



 

Cenni storici
 

La Manifestazione del Palio dell’Asino di Lissaro è divenuta tradizione, con un lusinghiero successo

di pubblico e partecipazione.

La disputa del Palio, corsa con le asine delle otto contrade di Lissaro a cui recentemente si sono

aggiunte quelle dei paesi dei dintorni invitati, avviene all’interno della festa paesana del Santo

Patrono San Giovanni Battista. L’evento si rifà a un fatto storico millenario accaduto probabilmente

nell’anno 1002, nei dintorni dell’attuale chiesetta di S. Maria del Zocco, territorio questo sotto la giurisdizione della Curtis e della Pieve di Lissaro, di cui ne viene attestata la presenza a quei tempi, dallo storico Andrea Gloria, come risultadall’atto di rivendicazione dei diritti del vescovo
di 
Padova a quello di Vicenza nell’anno 1077.

Da questo atto si viene aconoscenza infatti dell’antica esistenza della Pieve di Lissaro, nei primi secoli del cristianesimo e comunque prima dell’anno Mille.

Fu proprio in questo territorio tra Padova e Vicenza, dove in occasione di una delle tante scaramucce tra Padovani e Vicentini, quest’ultimi perdettero il loro Vessillo su cui era

dipinto per insegna un “Asino”; così viene raccontato tale fatto da Angelo Feriani in un suo manoscritto, edito in Montegalda nel 1928, che trae sicuramente la vicenda nel libro
della Storia delle Repubbliche Italiane di Sismondo de Sismondi.

 

La vicenda storica è stata ripresa pure da Bernardino Scardeonein “De Antiquitate Urbis Patavii MDXV”,
dal Conte 
Andrea Cittadella Vigodarzere nel suo libro “Padova ed il

suo Territorio” edito nel 1605, e non ultimo dal Conte Carlo Dottori, il quale ne prese spunto per il suo poema eroicocomico “l’Asino” dedicato al Cardinale Rinaldo D’Este e scritto intorno al 1650. Sembra che
​​​​​​​in tale periodo (1002) gli 
abitanti del luogo festeggiassero a lungo lo scampato pericolo

della fine del mondo, annunciata poco prima nell’anno “Mille”, sfottendosi al confine tra i due Comuni con mascheree giochi vari.

Fu così che i Padovani, una volta rapito il Vessillo Vicentino, fatto appartenere secondo alcuni storici alla nobile casata Padovana dei Mussato, (allora Vicentina), lo portarono in trionfo a Padova e con l’occasione, in preda alla gioia, sospesero in mezzo ad una piazza un asino vivo.

In seguito furono stabilite delle condizioni di pace e pertanto accadde che i Padovani costrinsero i Vicentini, per ottenere la restituzione del vessillo, ad offrire un lauto banchetto pubblico mandando a Padova la cavalleria con le salsiccie (lucanicis), da qui il proverbio: Padovano picca l’asino

e Vicentino lo disimpicca per un pezzo di salsiccia.

All’evento, organizzato dal Comitato della Parrocchia, vi partecipano otto contrade del paese con circa 250 figuranti della “Corte di Lissaro” in costumi d’epoca.

Con il Corteo Storico sfila ogni anno anche il “Carroccio Padovano” ricostruito da due appassionati Lissariensi dotato sull’avancorpo di una imponente sculturain legno rappresentante un drago biteste (simbolo Padovano), così come raccontano gli storici nei loro scritti: l’Ongarello, il Portenari ed il Poeta Carlo Dottori e non ultimo il dr.G. Scarpitta, autore del libro Araldica Civica della Provincia di Padova.

Il Carroccio storicamente nacque in Lombardia con Ariberto nel 1037 nella

difesa di Milano e venne riesumato da Alberto da Giussano nel 1176; esso veniva utilizzato:

- dai Monaci per raccogliere le rendite quando giravano nei loro poderi;

-dai potenti per raccogliere le tasse e gabelle;

- da Ariberto per richiamare gli uomini alle armi (1037).

I Comuni lo adottarono ponendovi il proprio Gonfalone e l’immagine del Santo Patrono trasformandolo così nel tempo in una insegna Municipale, pur r i m a n e n d o sempre il Simbolo della Libertà.

Nel 1081 l’imperatore Enrico IV concesse ai Padovani di disporre del Carroccio con le insegne della Città, simbolo di fede e di libertà, e fu proprio nell’anno 1239 che accolse l’imperatore Federico II, nipote del “Barbarossa”, custodito nel Castello di Arlesega in territorio di Lissaro.
 


Personaggi storici

5° Palio di Lissaro 2002

































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